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Provincia di Pesaro -Urbino Corso di preparazione per il concorso straordinario

Cisl Scuola Marche in collaborazione con AIMC organizza un corso di preparazione per il Concorso Straordinario per la Scuola dell’Infanzia e Primaria.

Il Corso, suddiviso in quattro incontri, è stato strutturato sulla base dei Criteri di valutazione della prova concorsuale, contenuti nell’Allegato B del bando.

Provincia di Pesaro Urbino

Calendario incontri Corso per Concorso Straordinario

 

 TITOLO

 

RELATORE

PESARO

URBINO

Progetta un percorso didattico e di apprendimento

FORESI Anna Maria

ITC BRAMANTE GENGA

PESARO

Martedì 5 FEBBRAIO

15.00 – 18.30

Campi Esperienza e Discipline in relazione alle metodologie (Indicazioni Nazionali per il Curricolo)

TOMBOLINI Ester

D.D. SANT’ORSO

FANO

Giovedì 14 FEBBRAIO

15.00 – 18.30

Metodologie innovative e digitali per progettazione percorso

BERARDI Berardo

D.D. SANT’ORSO

FANO

Martedì 19 FEBBRAIO

15.00 – 18.30

Osservazione e Valutazione

Esercitazione pratica

FORESI Anna Maria

COSIMI Doriana

ITC BRAMANTE GENGA

PESARO

Martedì 26 FEBBRAIO

15.00 – 18.30

Festività di SAN GIOVANNI BOSCO

 

Il 31 Gennaio nel calendario viene ricordato San Giovanni Bosco, sacerdote conosciuto ed apprezzato per aver dedicato tanto della sua vita ai ragazzi, alla loro educazione e alla loro formazione cristiana.

Per fare memoria di questa figura di Santo, protettore degli educatori, verrà celebrata la Santa Messa dal nostro Assistente Don Lorenzo Volponi presso Parrocchia di Villa San Martino – Pesaro  il giorno 31 gennaio 2019 alle ore 18,30

 Con questa iniziativa si desidera sensibilizzare tutta la comunità e non solo gli educatori impegnati professionalmente, a trasmettere e condividere valori  umani civili e cristiani.

Gli alunni e gli studenti dell’ICS di Villa san Martino sono invitati a presenziare  attivamente alla iniziativa con loro riflessioni su San Giovanni Bosco.

Nei locali della parrocchia, conclusa la celebrazione eucaristica, Carlo Pagnini, poeta, filosofo e sociologo pesarese che tutti  conoscono ci allieterà con poesie e letture sulla scuola di qualche anno fa.

 

      

A Pesaro nella chiesa  e nei locali della Parrocchia di Villa San Martino con il nostro Assistente Don Lorenzo Volponi e il nostro amico poeta e maestro Carlo Pagnini

 

RIPENSARE L’EDUCAZIONE NELL’ERA DIGITALE

RIPENSARE L’EDUCAZIONE NELL’ERA DIGITALE

Incontro di formazione a Pesaro a Villa Borromeo per DOCENTI, GENITORI, EDUCATORI , STUDENTI ….

Nell’era digitale spesso i nuovi contesti comunicativi vengono presi in considerazione unicamente per gli aspetti problematici o pericolosi che possono generare. In realtà conoscenza e comprensione di alcune dinamiche rappresentano anche una preziosa opportunità per un’educazione più incisiva e adeguata ai tempi, a scuola come pure in Famiglia. Attraverso un rapido excursus dei principali contributi offerti dalle Scienze Cognitive e dai Media Studies verranno forniti alcuni suggerimenti pedagogici utili all’acquisizione di senso critico e responsabilità: elementi fondamentali per maturare una consapevole “cittadinanza mediale”.

pubblicato su piattaforma S.O.F.I.A. CON id 23981

SALUTO DEL PRESIDENTE DELL’AIMC A PAPA FRANCESCO

saluto

venerdì 5 gennaio 2018

Beatissimo Padre,

con sentimenti di sincera gioia e di filiale gratitudine, gli oltre trecento partecipanti al XXI Congresso nazionale dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici rivolgono alla Santità Vostra il loro deferente saluto a nome della grande famiglia dell’AIMC.

Siamo una comunità di cristiani laici che vivono da oltre settant’anni con passione missionaria il loro essere parte del Popolo di Dio che cammina nella storia con l’impegno a diventare sempre più servitori e discepoli della Parola per poter essere maestri di vita nelle aule scolastiche

L’AIMC fu “battezzata” nel 1945 dal Suo venerato predecessore Papa Pio XII, il quale, all’indomani della seconda guerra, affidò ai maestri un mandato preciso: essere servitori competenti, attraverso una solida formazione umana e cristiana, dei fanciulli, delle famiglie, del Paese e della Chiesa.

Desideriamo oggi riaffermare il mandato che, allora, ci fu consegnato, consapevoli che la testimonianza educativa, svolta attraverso la professione, è dimensione peculiare della “vocazione battesimale”.

Accogliamo il messaggio che Lei ha voluto indirizzare a tutta la famiglia umana, in occasione della celebrazione della 51° Giornata mondiale della pace, riprendendo le parole di San Giovanni Paolo II: «Se il “sogno” di un mondo in pace è condiviso da tanti, se si valorizza l’apporto dei migranti e dei rifugiati, l’umanità può divenire sempre più famiglia di tutti e la nostra terra una reale “casa comune”». Molti nella storia hanno creduto in questo “sogno” e quanto hanno compiuto testimonia che non si tratta di un’utopia irrealizzabile”.

Il Suo convinto e appassionato farsi pellegrino di pace, volto dell’Amore del Signore per ogni fratello e sorella del nostro tempo, è per noi docenti e dirigenti dell’AIMC un costante e autorevole richiamo al diventare operatori e formatori di pace, perché le menti e i cuori dei nostri ragazzi possano aprirsi al riconoscimento, nel volto di ogni persona, della straordinaria icona del Dio Vivente.

Alla vigilia della festività della Manifestazione del Signore Gesù a tutti i popoli e a tutte le culture, desideriamo assicurarLa della passione con la quale vogliamo fare della scuola una “casa comune” in cui bambini e bambine, ragazzi e giovani si possano incontrare per conoscersi, amarsi e stimarsi in un fecondo dialogo interculturale tra le diversità.

Nel suo Messaggio natalizio ha voluto paternamente portare davanti al Signore Bambino ogni piccolo essere umano che viene alla luce, in mondo sul quale “soffiano venti di guerra” e dove “un modello di sviluppo ormai superato continua a produrre degrado umano, sociale e ambientale”.

“Vediamo Gesù nei volti dei bambini, ancora segnati dalla guerra che ha insanguinato il pianeta in questi anni”: vediamo il piccolo palestinese e quello israeliano, quello siriano e quello afgano, i bambini dell’Africa, “soprattutto quelli che soffrono in Sud Sudan, in Somalia, in Burundi, nella Repubblica democratica del Congo, nella Repubblica centroafricana e in Nigeria”. E ancora il dramma “dei molti bambini costretti a lasciare i propri Paesi, a viaggiare da soli in condizioni disumane, facili preda dei trafficanti di esseri umani”. Sono parole che diventano per noi progetto pedagogico di riconoscimento e di servizio.

In questo nostro tempo i bambini e le bambine sono da riconoscersi tra i “nuovi poveri” in quanto “orfani”di significativi punti di riferimento, sradicati da valori che diventano ragioni per vivere, adultizzati anzitempo, espropriati della loro stessa infanzia.

Questo nostro tempo chiede ai genitori, in primo luogo, ma anche agli insegnanti e a tutti i cristiani di essere evangelizzatori, ossia uomini e donne che vivono la speranza, partecipi dell’opera creatrice del Padre, dell’opera salvifica del Figlio e di quella santificatrice dello Spirito negli ambienti in cui operano.

Per noi, maestri dell’AIMC, essere Chiesa si concretizza nella scuola perché diventi comunità, agàpe, luogo di autentica promozione umana. Come AIMC – porzione di chiesa e porzione di società – ci impegniamo a vivere e ad annunciare il Vangelo della carità attraverso l’educazione. Come cristiani associati siamo consapevoli che la liturgia della vita per i docenti si celebra nella scuola attraverso una presenza seria, adulta, competente.

Sentiamo forte la responsabilità del “prendersi cura” delle giovani generazioni e di essere per loro, attraverso la testimonianza, annunciatori del Vangelo della vita, di una “bella notizia” in grado di umanizzare in pienezza e di dare senso alla novità di cui ogni bambino è segno.

Coscienti della nostra fragilità e dell’orizzonte sconfinato del compito, riconoscendoLa “maestro” autorevole del nostro tempo, segno ed eco del Maestro di Nazaret, ci uniamo in comunione alla Sua incessante preghiera perché possa sostenere i nostri sforzi nel superare ogni divisione sulla via della concordia che è il “sogno di Dio”: che tutti gli uomini possano partecipare alla tavola imbandita della creazione.

Caro Papa Francesco, Le chiediamo di voler benedire le nostre fatiche e di rinfrancare la nostra fede affinché possiamo essere sempre all’altezza del nostro dirci “maestri cattolici”.

 

 

 

Città del Vaticano, Sala Clementina, 5 gennaio 2018

UDIENZA DEL SANTO PADRE PAPA FRANCESCO SALA CLEMENTINA 5 GENNAIO 2018

 

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DISCORSO DEL SANTO PADRE PAPA FRANCESCO 

ALL’ASSOCIAZIONE MAESTRI CATTOLICI

Cari fratelli e sorelle,

do il benvenuto a voi, rappresentanti dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici, in occasione del vostro Congresso nazionale, e ringrazio il Presidente per le sue parole.

Vorrei proporvi tre punti di riflessione e di impegno: la cultura dell’incontro, l’alleanza tra scuola e famiglia e l’educazione ecologica. E anche un incoraggiamento al fare associazione.

Per prima cosa, vi ringrazio per il contributo che date all’impegno della Chiesa per promuovere la cultura dell’incontro. E vi incoraggio a farlo, se possibile, in maniera ancora più capillare e incisiva. In effetti, in questa sfida culturale sono decisive le basi che vengono poste negli anni dell’educazione primaria dei bambini. Gli insegnanti cristiani, sia che operino in scuole cattoliche sia in scuole statali, sono chiamati a stimolare negli alunni l’apertura all’altro come volto, come persona, come fratello e sorella da conoscere e rispettare, con la sua storia, i suoi pregi e difetti, ricchezze e limiti. La scommessa è quella di cooperare a formare ragazzi aperti e interessati alla realtà che li circonda, capaci di cura e di tenerezza – penso ai bulli –, che siano liberi dal pregiudizio diffuso secondo il quale per valere bisogna essere competitivi, aggressivi, duri verso gli altri, specialmente verso chi è diverso, straniero o chi in qualsiasi modo è visto come ostacolo alla propria affermazione. Questa purtroppo è un’“aria” che spesso i nostri bambini respirano, e il rimedio è fare in modo che possano respirare un’aria diversa, più sana, più umana. E per questo scopo è molto importante l’alleanza con i genitori.

E qui veniamo al secondo punto, cioè all’alleanza educativa tra la scuola e la famiglia. Io sono convinto che il patto educativo è rotto; è rotto il patto educativo tra scuola, famiglia e Stato; è rotto, dobbiamo riprenderlo. Tutti sappiamo che questa alleanza è da tempo in crisi, e in certi casi del tutto rotta. Una volta c’era molto rinforzo reciproco tra gli stimoli dati dagli insegnanti e quelli dai genitori. Oggi la situazione è cambiata, ma non possiamo essere nostalgici del passato. Bisogna prendere atto dei mutamenti che hanno riguardato sia la famiglia sia la scuola, e rinnovare l’impegno per una costruttiva collaborazione – ossia, ricostruire l’alleanza e il patto educativo – per il bene dei bambini e dei ragazzi. E dal momento che questa sinergia non avviene più in modo “naturale”, bisogna favorirla in modo progettuale, anche con l’apporto di esperti in campo pedagogico. Ma prima ancora bisogna favorire una nuova “complicità” – sono cosciente dell’uso di questa parola –, una nuova complicità tra insegnanti e genitori. Anzitutto rinunciando a pensarsi come fronti contrapposti, colpevolizzandosi a vicenda, ma al contrario mettendosi nei panni gli uni degli altri, comprendendo le oggettive difficoltà che gli uni e gli altri oggi incontrano nell’educazione, e così creando una maggiore solidarietà: complicità solidale.

Il terzo aspetto che voglio sottolineare è l’educazione ecologica (cfr Enc. Laudato si’, 209-2015). Naturalmente non si tratta solo di dare alcune nozioni, che pure vanno insegnate. Si tratta di educare a uno stile di vita basato sull’atteggiamento della cura per la nostra casa comune che è il creato. Uno stile di vita che non sia schizofrenico, che cioè, ad esempio, si prenda cura degli animali in estinzione ma ignori i problemi degli anziani; o che difenda la foresta amazzonica ma trascuri i diritti dei lavoratori ad un giusto salario, e così via. Questa è schizofrenia. L’ecologia a cui educare dev’essere integrale. E soprattutto l’educazione deve puntare al senso di responsabilità: non a trasmettere slogan che altri dovrebbero attuare, ma a suscitare il gusto di sperimentare un’etica ecologica partendo da scelte e gesti di vita quotidiana. Uno stile di comportamento che nella prospettiva cristiana trova senso e motivazione nel rapporto con Dio creatore e redentore, con Gesù Cristo centro del cosmo e della storia, con lo Spirito Santo fonte di armonia nella sinfonia del creato.

Infine, cari fratelli e sorelle, voglio aggiungere una parola sul valore di essere e fare associazione. E’ un valore da non dare per scontato, ma da coltivare sempre, e i momenti istituzionali come il Congresso servono a questo. Vi esorto a rinnovare la volontà di essere e fare associazione nella memoria dei principi ispiratori, nella lettura dei segni dei tempi e con lo sguardo aperto all’orizzonte sociale e culturale. Non abbiate paura delle differenze e anche dei conflitti che normalmente ci sono nelle associazioni laicali; è normale che ci siano, è normale. Non nascondeteli, ma affrontateli con stile evangelico, nella ricerca del vero bene dell’associazione, valutato sulla base dei principi statutari. L’essere associazione è un valore ed è una responsabilità, che in questo momento è affidata a voi. Con l’aiuto di Dio e dei pastori della Chiesa, siete chiamati a far fruttare questo talento posto nelle vostre mani.

Grazie. Vi ringrazio per questo incontro e benedico di cuore voi, tutta l’associazione e il vostro lavoro. Anche voi, per favore, pregate per me.

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Plusdotazione: riconoscerla e sostenerla

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Plusdotazione: riconoscerla e sostenerla

L’associazione nazionale Step-net onlus, con il patrocinio del Comune di Loreto e l’interesse della Regione Marche, in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Solari ed il sostegno dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici, organizza un convegno dedicato alla tematica dell’alto potenziale cognitivo, della plusdotazione.

Con alcuni bambini “… è un po’ come vivere sulle montagne russe. A volte si sorride, a volte si resta senza fiato. A volte si ride, a volte si urla. A volte lo sguardo è pieno di meraviglia e di stupore, a volte si è agghiacciati. A volte si è orgogliosi. A volte il percorso è così snervante che non si può fare altro che piangere…” Parola di mamma.

Di solito a casa non c’è niente che non va. Piuttosto, c’è qualcosa che marcia in modo diverso proprio nel bambino. Non c’è niente di meno ma semmai “di più”. Una peculiarità di origine genetica che lo rende “gifted”, portatore di un dono, parte di quel 3% di popolazione scolastica “plusdotata”.

Un fenomeno ancora sommerso in Italia, che però sta venendo finalmente a galla oggi grazie all’associazione Step-Net Onlus (http://www.plusdotazionetalento.it ): una rete di famiglie, esperti della scuola e della salute che ha come obiettivo primario il benessere di questi ragazzi spesso vittime di diagnosi sbagliate.

Il bambino plusdotato: pone domande, è estremamente curioso, ha idee strane e bizzarre, è appassionato, bighellona ma nelle prove riesce bene, discute i dettagli, elabora, è al di là del gruppo, manifesta pareri e sentimenti molto forti, costruisce astrazioni, preferisce gli adulti, disegna cose nuove, manipola le informazioni, è un inventore, gode della complessità, è un acuto osservatore, è estremamente autocritico.

Nel bambino plusdotato vi sono molti aspetti problematici: non sembra sufficientemente stimolato a scuola, si mostra annoiato e perde interesse ad imparare, finisce per abbandonare la scuola; spesso ha un rendimento scolastico al di sotto delle sue potenzialità; fatica a socializzare con i suoi coetanei e non vogliono unirsi ai giochi degli altri bambini, sono vittime di bullismo; mettono continuamente in discussione l’autorità e manifestano problemi di comportamento; sono spesso troppo ansiosi o impazienti, estremamente sensibili; hanno una bassa autostima e sono chiusi in se stessi

«Oggi più che mai la scuola deve riconoscere e valorizzare i ragazzi dotati, ma eccentrici e fuori dagli schemi che, se trascurati, potrebbero diventare disadattati. Perché saranno loro a immaginare il nostro futuro» (Roberto Bonzio, creatore del progetto Italiani di frontiera, inchiesta sul talento italiano)

IL DISCORSO DEL PAPA

PER SALUTARE IL 2015 PER AIUTARCI A VIVERE BENE  IL 2016

 

“Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticate che la tua vita è la più grande azienda al mondo. Solo tu puoi impedirle che vada in declino. In molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano. Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni. Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.

Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza. Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti. Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell’anonimato. Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide,  incomprensioni e periodi di crisi. Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere. Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia.              È attraversare deserti  fuori di sé, ma essere in grado di trovare un’oasi nei recessi della nostra anima. È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita. Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti. È saper parlare di sé. È aver coraggio per ascoltare un “No”. È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta. È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche se ci feriscono. Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice. È aver la maturità per poter dire: “Mi sono sbagliato”. È avere il coraggio di dire: “Perdonami”. È  avere la sensibilità per esprimere: “Ho bisogno di te”. È avere la capacità di dire: “Ti amo”. Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice … Che nelle tue primavere sii amante della gioia. Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza. E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo. Poiché così  sarai più appassionato per la vita. E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta. Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza. Utilizzare le perdite per affinare la pazienza. Utilizzare gli errori per scolpire la serenità. Utilizzare il dolore per lapidare il piacere. Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza. Non mollare mai …. Non rinunciare mai alle persone che ami. Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!” AUGURO A TUTTI VOI DI TRASCORRERE SERENAMENTE QUESTA FINE DEL 2015.

Il Giubileo è all’inizio…

La famiglia è un pilastro della società

Portale della Famiglia » Notizie » 2015 » maggio » “La famiglia è un pilastro della società, se lo togli crolla tutto”
“ La famiglia è un pilastro della società, se lo togli crolla tutto” versione testuale
Parola di Papa Francesco, che nell’udienza generale del mercoledì prosegue le catechesi dedicate alla famiglia. Parlando della povertà
(Roma, 3 giugno 2015) – “La famiglia è un pilastro, se lo togli viene giù tutto.” Papa Francesco prosegue le catechesi sulla famiglia, e comincia a parlare delle vulnerabilità della famiglia. Prima fra tutte, la povertà.
Perché – sottolinea il Papa – oggi l’economia si specializza nel “benessere individuale,” ma allo stesso tempo pratica “lo sfruttamento dei legami famigliari,” mettendo in campo “una grave contraddizione,” anche perché “l’immenso lavoro della famiglia non è quotato nei bilanci, l’economia e la politica sono avare di riconoscimenti a tale riguardo.” Ma è lì, nella famiglia, che si formano le persone, è la famiglia il pilastro che “se lo togli, viene giù tutto.”
“E’ quasi un miracolo che, anche nella povertà, la famiglia continui a formarsi, e persino a conservare – come può – la speciale umanità dei suoi legami.” Un fatto che “irrita quei pianificatori del benessere che considerano gli affetti, la generazione, i legami famigliari, come una variabile secondaria della qualità della vita.”
Davanti a queste famiglie – dice Papa Francesco – dovremmo “inginocchiarci,” perché sono “una vera scuola di umanità che salva le società dalla barbarie.” Si chiede il Pontefice: “Che cosa ci rimane, infatti, se cediamo al ricatto di Cesare e Mammona, della violenza e del denaro, e rinunciamo anche agli affetti famigliari? Una nuova etica civile arriverà soltanto quando i responsabili della vita pubblica riorganizzeranno il legame sociale a partire dalla lotta alla spirale perversa tra famiglia e povertà, che ci porta nel baratro.”
Dice il Papa: “La mancanza o la perdita del lavoro, o la sua forte precarietà, incidono pesantemente sulla vita familiare, mettendo a dura prova le relazioni. Le condizioni di vita nei quartieri più disagiati, con i problemi abitativi e dei trasporti, come pure la riduzione dei servizi sociali, sanitari e scolastici, causano ulteriori difficoltà. A questi fattori materiali si aggiunge il danno causato alla famiglia da pseudo-modelli, diffusi dai mass-media basati sul consumismo e il culto dell’apparire, che influenzano i ceti sociali più poveri e incrementano la disgregazione dei legami familiari.”
E chiede alla Chiesa di essere vicino a tutte quelle famiglie che vivono la povertà. Anche se – spiega il Papa – “non è solo questione di pane. Parliamo di lavoro, istruzione, sanità. E’ importante capire bene questo. Rimaniamo sempre molto commossi quando vediamo le immagini di bambini denutriti e malati che ci vengono mostrate in tante parti del mondo. Nello stesso tempo, ci commuove anche molto lo sguardo sfavillante di molti bambini, privi di tutto, che stanno in scuole fatte di niente, quando mostrano con orgoglio la loro matita e il loro quaderno. E come guardano con amore il loro maestro o la loro maestra! Davvero i bambini lo sanno che l’uomo non vive di solo pane!”
AGG – ilportaledellafamiglia

PER DAR VALORE ALLA SCUOLA

DOCUMENTO SU LA BUONA SCUOLA

Per dare Valore alla Scuola

L’Associazione Italiana Maestri Cattolici (Aimc), nell’esprimere le proprie considerazioni, tiene conto di quanto scritto nel documento La buona scuola. Facciamo crescere il Paese e nella Legge di stabilità per il 2015. Mette in relazione i due testi e li legge con uno sguardo rivolto sia alla propria elaborazione culturale e pedagogica sia alla realtà quotidiana dove si afferma e si realizza il valore della scuola: ogni giorno, in ogni aula, pur nella fatica, avviene un incontro con il sapere, tra persone, tra generazioni e, in questo modo, si accompagna la crescita di bambini, ragazzi e giovani e si costruisce il futuro del Paese. La priorità indicata dal Governo: assumere 148.000 docenti dalle GAE Gli obiettivi dichiarati – ampliamento dell’offerta formativa, abolizione delle supplenze annuali e copertura di quelle brevi, chiusura della questione del precariato, risposta al richiamo dell’Europa – sono finalizzati a garantire la definizione e la stabilizzazione dell’organico delle istituzioni scolastiche.Questa prospettiva, in sé positiva, si rapporta, nell’ambito dell’autonomia scolastica, all’utilizzo delle professionalità per la realizzazione dell’offerta formativa.A tale riguardo, l’Aimc esprime perplessità per il fatto che il superamento della precarietà degli insegnanti e il rischio di sanzioni europee condizionano le logiche dell’assunzione in ruolo a scapito della necessaria prevalenza degli aspetti educativi e funzionali al POF, propri di ogni istituzione scolastica; l’appartenenza a determinate classi di concorso degli insegnanti presenti nelle GAE influenza, in modo vincolante, il curricolo della scuola e, per quella primaria, accentua il processo di secondarizzazione; le modalità di utilizzo dei docenti non destinati alla copertura di posti vacanti risultano vaghe. In vista di quest’operazione, l’unica concretamente sostenuta da impegni finanziari, l’Aimc ritiene necessario

garantire e sostenere l’autonomia delle scuole;

investire su itinerari di riqualificazione professionale, sia per coloro che opereranno in ordini di scuola diversi da quelli della loro abilitazione sia per coloro che saranno impegnati in attività di recupero/potenziamento/tutoraggio dei percorsi formativi degli alunni e in compiti relativi all’autonomia scolastica.

Il progetto La buona scuola

Altri aspetti presenti nel documento, pur se potenzialmente significativi, risultano poco definiti rispetto alle modalità, ai tempi di realizzazione e alla copertura finanziaria e, per questo, appaiono meno credibili. Per il loro approfondimento, l’Aimc ritiene necessario avviare un percorso condiviso, capace di tenere insieme, nella complessità esistente, la pluralità dei punti di vista, dei compiti e delle attribuzioni, legislativi e contrattuali, e di coinvolgere in una relazione efficace i ruoli istituzionali e le rappresentanze professionali e sociali; considerare i processi di cambiamento in un’ottica promozionale, piuttosto che premiale, che, a partire dell’esistente, sostenga e accompagni il miglioramento della scuola e lo inserisca nel quadro più ampio dei rapporti scuola-educazione e scuola-società promuovere la professionalità docente e dirigente in una prospettiva comunitaria, volta a valorizzare il senso di appartenenza e la responsabilità collegiale come espressione di cittadinanza e di democrazia in vista, anche, dell’educazione civica di alunni e studenti; considerare la competenza professionale in modo integrato per valorizzare le conoscenze, le abilità e le disposizioni personali di ciascuno e il loro essere in relazione con le persone e con i contesti; sostenere le azioni concrete mediante la definizione certa degli aspetti economico-finanziari affinché il lavoro di insegnanti e dirigenti sia riconosciuto in modo significativo. Per alcuni aspetti particolari, l’Aimc ritiene necessario perseguire la definizione del ruolo unico della docenza. Tale prospettiva è sostenuta anche dal fatto che, per l’accesso a tutti gli ordini di scuola, è necessario il titolo universitario e che, nel documento La buona scuola, si indica l’utilizzo di risorse professionali in ordini di scuola diversi da quello di provenienza. Risulta prioritario individuare in modo condiviso il profilo professionale, da codificare in uno stato giuridico che sia sostenuto da un codice deontologico e che definisca, in modo strutturale, gli ambiti e i tempi di lavoro individuale e collegiale. Su queste basi potranno essere opportunamente rivisti i processi di formazione iniziale, di reclutamento e di formazione in servizio. garantire alti livelli di qualificazione per tutti gli insegnanti. Lo sviluppo professionale – da non confondere con meritocrazia e premialità – va promosso in vista del diritto di tutti, alunni e studenti, ad avere una scuola di qualità e collegato al miglioramento dello stipendio degli insegnanti, ritenuto da più parti inadeguato. Il sistema proposto dal documento “La buona scuola” non va in questa direzione perché esclude un terzo dei docenti. La valorizzazione delle azioni professionali in crediti, che non può essere sostenuta da una logica di risparmio, va collocata all’interno di una riflessione più ampia sui criteri di riferimento al fine, anche, di evitare disparità e conflitti all’interno del sistema.

rendere obbligatoria la formazione in servizio.

Essa è considerata elemento costitutivo della professione in vista del miglioramento delle competenze individuali e della comunità scolastica. Come in tutte le professioni è necessaria una valutazione dei percorsi formativi da parte di un soggetto terzo, espressione della professione, un’Authority, che definisca i diversi elementi e le modalità di validazione.

valorizzare la specificità della dirigenza scolastica.

La dimensione educativa costituisce elemento irrinunciabile per finalizzare tale ruolo alla garanzia del diritto all’apprendimento di ciascuno. La funzione di gestione, propria del dirigente, all’interno dell’autonomia scolastica, sintetizza ed esprime il ruolo culturale, sociale, pedagogico ed istituzionale della scuola. Il futuro reclutamento, affidato alla Scuola della P. A., dovrà tenere conto di questa specificità nell’ambito della dirigenza pubblica.

promuovere la valutazione e l’autovalutazione delle istituzioni scolastiche.

Nell’ottica del miglioramento continuo, esse vanno sostenute per avviare processi di accompagnamento e di crescita qualitativa delle scuole in vista di una maggiore autonomia e responsabilità educativa degli operatori e della garanzia di equità del sistema nazionale.

ridefinire gli organi di governo delle istituzioni scolastiche.

L’autonomia scolastica va sostenuta anche da ruoli, attribuzioni e responsabilità definiti ed equilibrati tra di loro. A tal fine, può risultare un buon punto di riferimento quanto elaborato nella precedente legislatura.

considerare le tematiche relative alla scuola dell’infanzia e alla scuola paritaria.

Nell’ottica della valorizzazione di tutto il sistema pubblico di istruzione e formazione, la prima va considerata esperienza essenziale per la crescita e confermata come avvio del percorso scolastico; la scuola paritaria va sostenuta garantendo l’effettiva parità sul piano economico e il coinvolgimento, oltre che nei processi di valutazione di sistema, in quelli di sviluppo e di crescita professionale. In relazione al proprio impegno per la scuola e la società, l’Aimc afferma il proprio ruolo di rappresentanza professionale e il proprio essere soggetto qualificato per contribuire al dibattito nella scuola italiana. Nella relazione con le altre associazioni professionali, chiede di essere riconosciuta e valorizzata con specifico atto legislativo e coinvolta attivamente.